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La festa di Sant'Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania. Si celebra in onore della santa patrona della città, ed è una tra le feste religiose cattoliche più seguite, proprio per il numero di persone che coinvolge e attira.

La festa di Sant'Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania. Si celebra in onore della santa patrona della città, ed è una tra le feste religiose cattoliche più seguite, proprio per il numero di persone che coinvolge e attira.

Sede: Municipio, Piazza Duomo.

CATANIA | Sicilia
comitatofestasantagata@gmail.com
Pec: comitatofestasantagata@pec.it

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LA FESTA DI SANT'AGATA

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Il materiale fotografico è stato fornito da Fabrizio Villa © Fabrizio Villa 2020 - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

IL CONTENUTO TESTUALE / INFORMATIVO E' STATO REALIZZATO DALLA GIORNALISTA ROSSELLA JANNELLO

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La storia di Agata

Il martirio della giovane e bella Agata, appartenente ad una nobile famiglia catanese, va inquadrato nel contesto delle persecuzioni contro i cristiani decretate dall’imperatore Decio che nel 250 emanò un editto di persecuzione contro i cristiani. L’editto obbligava tutti i cittadini a sacrificare agli dei aderendo alla religione ufficiale al fine di ottenere protezione e ricchezza per l’Impero. Ma Agata, si rifiuta pubblicamente di rinnegare il suo amore per Dio.

 

Racconta il testo più antico a noi giunto che è il 5 febbraio del 251 quando, dopo aver sopportato atroci torture, la giovane Agata muore manifestando la sua completa dedizione a Dio. Ma prima della pietosa morte, Agata subì l’arresto, l’interrogatorio e la consegna ad Afrodisia, donna di malaffare, affinchè la convincesse ad abbandonare il suo credo; poiché a nulla valsero le lusinghe, ci fu un nuovo interrogatorio, la carcerazione, l’amputazione delle mammelle, sanate per miracolo in carcere dall’Apostolo Pietro e infine la tortura dei carboni ardenti sui quali la giovinetta venne fatta rotolare a corpo nudo. Dopo un nuovo trasferimento in carcere Agata morì dopo aver recitato sua preghiera: “Signore che hai tolto da me l’amore del mondo, hai preservato il mio corpo dalla contaminazione, mi hai fatto vincere i tormenti del carnefice, il ferro, il fuoco e le catene, mi hai donato tra i tormenti la virtù della pazienza; ti prego di accogliere ora il mio spirito: perché è già tempo che io lasci questo mondo e giunga alla tua misericordia”.


Sul suo sepolcro, la tradizione racconta, viene deposta da un giovane vestito di bianco, il suo angelo, una tavoletta che recita: Mentem sanctam spontaneam honorem Deo et Patriae liberationem, Mente santa, onore spontaneo a Dio e liberazione della Patria. E la città riconobbe immediatamente il ruolo di protettrice ad Agata: già il 5 febbraio del 252 il velo che ricopriva il suo sepolcro, venne portato in processione contro la colata lavica che impetuosa si stava dirigendo alle porte della città. E la colata si fermò.
 

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La storia della festa

Quella di Sant’Agata è festa antica. Anzi, per diversi secoli Catania ha festeggiato tre ricorrenze in onore della Patrona: l'anniversario del martirio, il 5 febbraio; la traslazione delle reliquie da Costantinopoli il 17 agosto; il patrocinio per la cessazione della peste del 1576, il 17 giugno.

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La più antica descrizione dei festeggiamenti risale al “cerimoniale” di Don Alvaro Paternò, del 1522. La festa principale si svolgeva tra il 1° e il 12 febbraio. Il 1° febbraio una messa solenne in Cattedrale dava inizio ai festeggiamenti. Il 3 febbraio era segnato dalla processione per l'offerta della cera che partiva dalla chiesa di Sant'Agata la Vetere: vi partecipavano tutte le autorità e le classi sociali. Erano circa una trentina i ceri votivi delle corporazioni di arti e mestieri (detti allora “gilii”). Il 4 febbraio si svolgeva l'unica processione con le reliquie della Santa facendo il giro esterno delle mura della città per evitare le strette strade medievali inadatte alla folla. Il busto reliquiario e la cassa con le reliquie erano trasportate sul fercolo sotto la vigilanza delle autorità ecclesiastiche e civili, portato a spalla da 180 devoti tutti appartenenti alle classi medio alte catanesi. I devoti, detti "ignudi" erano avvolti soltanto da una tovaglia attorno al bacino, e andavano a piedi scalzi. Dalla seconda metà del Seicento, cominciarono ad indossare l’attuale “sacco”.


Il 5 febbraio la festa si svolgeva soltanto dentro la Cattedrale, con l'esposizione delle reliquie e la Messa solenne presieduta dal vescovo. La Cattedrale restava aperta tutto il giorno, e si chiudeva col canto dei Vespri e i fuochi d'artificio. Per tutta l'ottava si teneva l'esposizione delle reliquie. Il 12 febbraio nuovo rito solenne e processione del busto reliquiario all'interno della Cattedrale.
La festa del 17 agosto, prima solo una celebrazione liturgica, fu affiancata poi da festeggiamenti esterni e di più giorni. All'esposizione del busto reliquiario in Cattedrale e alla Messa solenne, dopo i Vespri seguiva una processione delle reliquie dentro il duomo e nelle vie adiacenti. L'eruzione dell'Etna del 1669, con la lava che giunse fino in città, e il terremoto del 1693, che distrusse Catania, determinarono cambiamenti anche nel programma della festa. I festeggiamenti furono sospesi per circa un ventennio; il percorso processionale fu ridisegnato dentro le mura cittadine, valorizzando piazze e nuove strade. E il 4 febbraio il percorso della processione si allungò fino alla stazione centrale e a piazza Palestro. Dal 1846, il 5 si iniziò ad aggiungere la seconda processione delle reliquie con il fercolo per toccare i 6 monasteri femminili di clausura. Dopo la seconda guerra mondiale la processione venne prolungata fino al Borgo.
 

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I Simboli della festa

La festa di Sant’Agata è fatta anche da oggetti-simboli molto amati dai catanesi.
Le candelore, “Barocco in movimento”, che simboleggiano la Luce che squarcia le tenebre della notte accompagnano da sempre la processione. Nel 1514 se ne contavano 22; nel 1674 addirittura 28 mentre agli inizi del ‘900 se ne contavano 13.


Oggi sono di nuovo 13, pesanti dai 400 ai 900 chili, portate a spalla, a seconda del peso, da 4, 8, 10 o 12 uomini. Ciascuna di esse è legata ad una corporazione di arti e mestieri, o a una “contrada” ad eccezione della prima, la più piccola, voluta dal vescovo Ventimiglia dopo l’eruzione del 1776 e a quella del Circolo Cittadino di Sant’Agata fondato dal Beato Cardinale Dusmet.

La processione è sempre aperta, dopo la piccola Ventimiglia, dalla candelora dei Rinoti, intitolata “Primo Cereo” e donata dagli abitanti di San Giuseppe la Rena. A seguire la candelora degli Ortofloricoltori (giardinieri e fiorai), detta “La regina, quella dei Pescivendoli, quella dei Fruttivendoli, detta la “signorina”, quella dei chianchieri, il cereo dei Pastai, il cereo dei Pizzicagnoli, quello dei Bettolieri, e poi dei Panettieri, la più pesante di tutte, la “Mamma”, retta da 12 portatori, quella del Circolo Cittadino di Sant’Agata, quella del Villaggio Sant’Agata e quella dei Mastri Artigiani della Parrocchia Santa Maria Assunta.


A trasportare le reliquie agatine durante la processione è il fercolo, una raffinata opera d’argenteria del 1519 di Vincenzo Archifel. Nel corso dei secoli l’opera ha subito diverse trasformazioni anche tecnologiche e anche danneggiamenti come durante il secondo conflitto mondiale. Ma è il busto reliquiario, che contiene il capo dell’amata Patrona, a prendere tutte le attenzioni dei devoti che salutano quella che è ormai l’effige ufficiale della giovane Agata con mille flash e mille invocazioni al suo apparire in Cattedrale. Il busto reliquiario, in argento sbalzato e smalti, fu realizzato tra il 1373 ed il 1376 all’artista senese Giovanni di Bartolo e in seguito ricoperto di gioielli e doni votivi. Altri reliquiari antropomorfi custodiscono i femori, le mani, i piedi, una mammella ed il sacro velo e sono custoditi in un grande scrigno reliquiario in argento sbalzato e cesellato, realizzato tra il 1470 ed il 1556.
 

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